Silence is complicity

Sull'opera pittorica di Ferlinghetti, rimasta praticamente sconosciuta sino alla mostra del 1977 alla Capricorn Asunder Gallery di San Francisco, si sovrappone in maniera ingombrante un mito. È il mito di Ferlinghetti, poeta della Beat Generation popolarissimo sin dagli anni Cinquanta, fondatore della City Lights, la prima libreria e casa editrice per soli libri tascabili, luogo di riferimento della comunità bohémien di North Beach che ha dato vita alla San Francisco Poetry Renassaince.

Difficile sottrarsi all'abitudine di vedere innanzi tutto il famoso poeta nell'appena rivelato pittore. Si possono ribaltare i termini del discorso adottando la poesia quando è utile come chiave per comprendere meglio la pittura, ma non ha senso operare fittizie separazioni, comunque entrambe, pittura e poesia, vanno lette alla luce dell'inscindibile poetica dell"'artista totale" Ferlinghetti.

L'esplosione della cultura Beat accomuna in un continuo scambio di ruoli, scrittori, pittori, fotografi, filmmakers, performers e musicisti jazz. È dunque insito nella sua formazione rischiare in diversi campi: oltre ad essere poeta ed editore, Ferlinghetti è sin dagli anni Cinquanta pittore, performer e critico d'arte.

Ma tutta la prima fase della sua esperienza pittorica, conclusa verso la metà degli anni Sessanta, coincide con il periodo e con lo ''spirito'' della rivoluzione culturale della Beat Generation, che ne segna le linee guida.Uscito dalla seconda Guerra Mondiale carico di disillusioni, si oppone come forza attiva alla società del conformismo e del benessere, all'establishment americano che a quella guerra avevano portato, contribuendo a sovvertirne i valori e a scardinarne le rigorose censure nel segno della liberazione del pensiero e del sesso, delle donne, dei gay e delle razze oppresse, della possibilità di vivere sino in fondo ogni esperienza toccando i poli opposti della realtà piu' banale e dell'estasi mistica raggiunta anche attraverso l'assunzione di droghe e la meditazione Zen.

È un'avventura che affronta una volta arrivato a San Francisco nel '51 , proveniente da New York, con un bagaglio di esperienze vissute per un anno al Greenwich Village e ricco di quella cultura parigina, nutrita di intellettualismo e di arte europea, dal simbolismo alle avanguardie storiche, da Dada al Surrealismo, che ne fanno un outsider rispetto a Ginsberg, Kerouac e al resto del gruppo.

Con questi strumenti culturali si orienta tra i nodi linguistici in cui viene coinvolta la sua esperienza di artista visivo, riconducibili al dibattito sui caratteri distintivi e i reciproci scambi tra l'espressionismo astratto che si manifesta a San Francisco e quello nato a New York, al cruciale momento di transizione dall'espressionismo astratto all'espressionismo figurativo che stanno vivendo molti artisti della Bay Area, all'esaltante situazione che si accende alla Six Gallery, regno dei mixed-media (1) . Ed è subito immerso, anche come critico d' arte, in questi problemi. Nei suoi articoli assume il ruolo di portavoce dell'espressionismo astratto della West Coast sin dal gennaio del '51 , quando la rivista di letteratura e arte Counterpoint pubblica il suo Expressionism in San Francisco painting today; è uno dei canali di informazione di quanto avviene a San Francisco e a New York, quando diventa corrispondente della newyorkese Art Digest, sulle cui pagine discute il ''clash of the objective-expressionist and the abstract-expressionist which in recent years has dominated Bay Area art'(2) e recensisce le mostre presentate a San Francisco. Le affinità piu' stringenti Ferlinghetti le individua con l'atteggiamento filosofico degli artisti dell'action painting, basato sulla nozione di possibilità, sull'immediatezza dell'intuizione e l'aggressività dell'azione, la ricerca di spontaneità, il rifiuto dell'ortodossia modernista in favore della libertà del gesto. Ferlinghetti è un fattore determinante dell'attrazione dei poeti Beats verso il dripping di Pollock e le sciabolate nere che attraversano le tele di Franz Kline, attrazione condivisa dal poeta Robert Creeley, frequentatore del gruppo di San Francisco, che scrive su molti artisti visivi tra cui Kline e Chamberlain, da Kerouac: "probabilmente potrei dipingere meglio di Kline''(3). Vajra Lotus ( 1957-60), esposto in una recente mostra al Whitney Museum(4), Manhattan Transit e molte altre sue tele degli anni Cinquanta sono fortemente influenzate dall'espressionismo astratto di Kline. Le ampie pennellate, prevalentemente nere, trasformano i segni in superfici creando "forme aperte" , risolte con esiguità di mezzi, dettate dall'istantaneo affiorare della pulsione inconscia che guida il gesto. Gesto di cancellazione, di rivolta e di rifiuto delle contraddizioni interne all'ideologia americana.Contemporaneamente le forme si aprono anche nell'impaginato delle poesie, secondo un uso di ascendenza Dada che tratta la pagina come tela su cui comporre.

La sua scelta sembra tutta spostata verso l'identità di azione e comunicazione, aggressiva e brutale dell area newyorkese. Tuttavia, per l'insofferenza a rimanere costretta in un'etichetta, per l'istinto a sperimentare gli estremi, la carica espressionista di Ferlinghetti trova contemporaneamente anche esiti figurativi, stimolata dal processo di trasformazione che si sta verificando tra gli espressionisti della California School of Fine Arts : Park, Bischoff, Diebenkorn, Smith e altri. Su tutti aleggia la presa di posizione critica e intellettuale di de Kooning, che con la sua autorevolezza ha sgombrato il campo da ogni rigida adesione a questioni di stile e di linguaggio.

Se rispetto all'area newyorkese l'espressionismo astratto della Bay Area è meno interessato al gesto e piu' sensibile al campo cromatico e agli espliciti riferimenti alla natura è dovuto anche a una tendenza locale, ma soprattutto alla lezione diffusa dalla California School con l'insegnamento di Clyfford Still, di Rothko, di Reinhardt (5), che lasciano San Francisco poco prima dell'arrivo di Ferlinghetti. Frequenta i loro allievi, il cui intenso colorismo, tipico dell'arte nata sotto il sole della West Coast, è una componente che riaffiora piu' tardi tra i suoi mezzi espresssivi. È una comunità relativamente ristretta di artisti, che si incontrano nei caffè e nelle gallerie alternative ;molti di loro vivono nell'Audiffred Building, al no 9 di Mission Street, come Hassel Smith, nel cui appartamento Ferlinghetti subentra, Elmer Bischoff, Fred Martin.

A riconsiderarlo oggi, lo scontro tra espressionismo astratto ed espressionismo figurativo della Bay Area, sembra piu' che altro un passaggio senza traumi, una diversa declinazione della lezione di Still, delle influenze picassiane, degli accesi e solari timbri coloristici matissiani, accompagnati spesso da un ritorno all'intimismo Nabis.

Le rarissime figure femminili di Ferlinghetti rimaste di quegli anni slittano invece verso i territori piu' cupi dell'avanguardia espressionista tedesca, a cui l'artista sembra tornare con l'intenzione di verificare la propria matrice linguistica e le sue possibilità di essere attiva nel presente, senza deviare verso le proposizioni razionaliste e le questioni di forma, con il rischio di perdere l'efficacia del messaggio, e senza abbandonare il campo di battaglia come hanno fatto gli artisti della Bauhaus trasferitisi a Chicago. In una poesia scrive(6).

"The Blue Rider rode over The Bridge into Bauhaus / ../

Meanwhile back in Berlin

Hitler was painting himself

into a corner

And his ovens were heating

as Tin Drum began beating"

Dai suoi dipinti non sparisce il gesto nero alla Kline che viene trasferito appena assottigliato a tracciare la figura, a solcare l'impasto spesso e bituminoso del corpo. Immutato è il processo spontaneo e intuitivo dell'emergere dell'immagine sulla tela.

La libertà dalle costrizioni linguistiche è una scelta platealmente estremizzata alla Six Gallery, dove in un surriscaldato sperimentalismo, letto al suo nascere come ''collective expressionism", si intrecciano assemblage, environment, happening, installazioni. Qui Jay DeFeo, rifiutando programmaticamente di essere identificata con un solo stile, impiega una varietà di idiomi e di media per provocare la rottura di schemi ed etichette.In questo clima le poesie di Ferlinghetti acquistano la consistenza visiva dellhappening: il poeta diventa performer che con il corpo e con la voce costruisce il tratto di unione tra musica e poesia. È qui che, in una memorabile serata del 55, Ginsberg legge per la prima volta Howl.

Gli artisti della Six Gallery condividono in maniera molto specifica l'approccio alla realtà dei poeti Beats, inserendo nelle loro opere i materiali banali raccolti dalla strada. Pensiamo agli oggetti di scarto, divorati dal tempo e ricoperti di ragnatele come Ratbastard ( 1958) di Bruce Conner, particolarmente interno al gruppo di San Francisco, ed anche a lavori creati a New York e divenuti esemplari per i loro sviluppi futuri, come le sculture di rottami di Chamberlain, uno degli artisti preferiti dai Beats, Apple shrine di Kaprow, The street di Oldemburg, Car crash di Dine.

Se un precedente possiamo trovare alla controcultura della Beat Generation è la rivoluzione scatenata dal giovane gruppo dei dadaisti come reazione alla prima Guerra Mondiale. Hanno il sapore di una ''reinvenzione'' di Dada, oltre alla adesione alla filosofia anarchica e alla sovversione di tutti i valori costituiti, le famose accese serate con il poeta-performer che trasmette oralmente le poesie, l'impaginato delle poesie, il modo di usare i media per comunicare le proprie idee, il ruolo dei poeti nel trascinare artisti attivi nei piu' diversi campi, l'intercambiabilità dei ruoli tra questi artisti, 1.'insistere sullo "spirito" , sull'atteggiamento mentale del movimento senza porre dogmatiche scelte di linguaggio(7).

Intorno alla metà degli anni 60 Ferlinghetti smette di dipingere. Le sue energie sono totalmente assorbite dalla poesia, messaggio orale con cui gridare l'instancabile impegno civile e politico, intensissimo sino alla fine della guerra del Vietnam nel 1974. Sempre esposto in prima persona, da quando anima la rivolta universitaria di Berkeley da cui si propagherà il '68 a quando declama il suo polemico inno Tyrannus Nix, rivolto contro il presidente degli Stati Uniti.

È il tempo della protesta politica e del silenzio della pittura, del dilagare della cultura dei mass media. Due eventi drammatici avevano intanto decretato la fine di un'era: la morte di Neal Cassady e quella di Kerouac. In una intervista del 1969 il commento di Ferlinghetti dà il polso del cambiamento di situazione: ''Who is reading books of poetry these days? The rock generation certainly isn't... The whole revolution of the sixties was psychedelic and visual and oral: the poster trip and the rock trip... the book wasn't it.''(8).

La sensazione di disorientamento e di alienazione che accompagna il sollievo seguito alla fine dell'incubo bellico è il tema dei suoi scritti introspettivi di questo periodo. L'eroico, surreale Jack ofHearts, protagonista di una delle poesie di Who Are We Now?, in cui è adombrato Bob Dylan o Ferlinghetti stesso, o la figura del poeta in generale, è il romantico cavaliere che forse riuscirà a salvarli. Sotto le sembianze di Jack of Hearts o del Blue Rider di Kandinsky e di Marc, il cavallo, simbolo dell'impetuosità del desiderio, e il cavaliere che lo guida tornano continuamente nell'opera di Ferlinghetti ad evocare la tensione spirituale dell'essere umano per vincere l'oscurità, e nel contesto della sua filosofia di vita questi simboli acquistano il senso di un equilibrio che si raggiunge attraverso il percorso della conoscenza Zen. Who Are W e Now ? : la verità è nel cuore, la risposta agli interrogativi bisogna trovarla là dove nascono le domande, ristabilendo un contatto diretto con noi stessi e tra noi e la natura, senza l'intermediazione di valori intellettuali o religiosi.

Ora è il tempo della nostalgia, del revival dello spirito Beat e torna il tempo della pittura su cui Ferlinghetti si interroga riprendendo il discorso da dove era stato interrotto : il molo etico dell'artista, il fine dell'arte come messaggio sociale.

L'essere umano e le sue libertà individuali sono al centro della sua opera, ancora memore della filosofia anarchica di Rexroth e dello spirito romantico e visionario della sua formazione. Evita il Surrealismo di Breton, che annulla i sentimenti nell'intellettualismo, gli è piu' congeniale la dimensione lirica di Chagall che lascia nascere l'immaginazione proprio dal sentimento. Le immagini della sua pittura si aggregano intomo all'idea di un ''New Symbolism", un simbolismo postmoderno che pone l'uomo in relazione con l'ambiente sociale e naturale: simboli sofferenti della storia dell'arte con cui si identifica, simboli che si ribellano al logoramento a cui li hanno sottoposti i mass media. Filtra intellettualismo e cultura di immagini da critico d'arte attraverso la mente e l'occhio di un "barbaro" per potersi inabissare ed esprimere nella cultura e nella parlata popolare. Crede nella creatività della cultura popolare come spinta rivoluzionaria e come sangue fresco da immettere nel mondo dell'arte. Si permette la libertà di dimenticare non solo le leggi tradizionali della pittura figurativa, i corretti rapporti di grandezza e la prospettiva, ma anche la legge di gravità, lasciando le immagini sospese in uno spazio destrutturato, fluido come la musica, come l' acqua, come le sue poesie raccolte sotto il titolo These are my rivers.

Protagonista di Our Guernica è una popolazione di spettri ensoriani che si accalca tra uno sventolare dissestato di bandiere e un tappeto di lugubri ombre davanti alle quali si esibisce un ballerino. È immediato il nesso tra l'opera piu' politica di Picasso e la denuncia dei burattinai che, nel nome della democratica America, hanno voluto il massacro del Vietnam. ''I'm with Picasso", scrive in The painter's dream, ed è ancora Pablo, angosciato chiaroveggente, circondato dai fantasmi della sua Guernica, che con il terzo occhio prevede i rischi continui che corre la democrazia. Si appropria del ritratto di Gertrude Stein e ne appiattisce la struttura, ne vira la morbida gradazione dei colori bruni in un violento contrasto tra il nero e il giallo solare.

Il colore, sempre piu' ricco ed espressivo, gettato sulla tela con abbondanza e senza cura, il gesto rude che traccia le figure con un segno veloce ed essenziale, arrivano d'impatto, come uno schiaffo, a provocare l'emozionereazione.Se Picasso è il simbolo dell'impegno civile e politico dell'artista, Van Gogh è il simbolo del suo dramma personale in una società aliena, del suo continuo rovello nella disperata e solitaria ricerca di un modo originale, semplice e immediato per esprimersi. Il fantasma desolato di Van Gogh-Ferlinghetti, come un personaggio delle favole di Chagall, vola sulla selva buia dei grattacieli di San Francisco, o cerca la speranza in una panica comunione con la natura, sgomento di fronte a quell'immenso, abbagliante spettacolo. Nell'identificazione arriva a citare da Van Gogh l'esaltazione dei colori vibranti, le pennellate spezzate, la vertigine cromatica dell"'enorme sole giallo".

La condizione dell'essere umano è l'alienazione, la sofferenza causata dal continuo susseguirsi di perdite e di separazioni. Ogni separazione è un lutto che toglie il respiro della fantasia, la voglia di cantare e di fare l'amore(9).

"It is the dead bird

in the heart

that kills us"

In The Lyric escape l'uomo è solo, è un'ombra che alza disperatamente le braccia in un grido il cui eco risuona senza risposta ; negli smisurati paesaggi dei suoi dipinti, infuocati da bagliori rossi e oro, si immerge nella ''General Song of Humanity'', dove risuonano i segreti di ogni essere umano, messi in comunione dagli "uccelli che lasciano la terra" per diffonderli.

La sua poesia in memoria di Neruda ci ricorda che sulla costa del Cile gli uccelli rubano le lettere dalle cassette della posta (10).

"they steal the letters because

they sense that the General Song

of the words of everyone

hidden in these letters

must certainly bear the keys

to the heart itself of humanity".

Il rapporto con la donna non allevia la solitudine. Nonostante le battaglie femministe da lui condotte e alcuni espliciti riferimenti dei suoi dipinti alla rottura dei tabu', il sesso è piacere e condanna, è ancora Cruci fux; i volti sono tagliati fuori dalla tela proprio nel momento dell'atto sessuale, girati o cancellati da pennellate nere. La donna si manifesta solo attraverso il proprio corpo sottoposto alla deformazione, che emana una durezza aggressiva o una palpitante sensualità. La donna, la pittura, la poesia sono per Ferlinghetti ''Life perceived with passion" La sua è una donna estranea e muta, circonfusa da un alone romantico slontanante, che traspare anche nelle sue poesie (11).

"when she's asleep on her back

by the open window

by the tree with its leaves like lips

the lower lip so sensitive

will quiver

the throat utter some deep sound

the tongue mute messenger"

Anche il muro di Berlino è un segno di separazione, che accende la sua passione civile. Il ricordo di un viaggio in Germania nel '67 è ancora bruciante in occasione di una serata di letture insieme al poeta Andrei Voznesensky. Quel muro di separazione, ora caduto, rimarrà nella nostra memoria come un insulto alla civiltà. Nel suo diario lo descrive come un :''monster serpent running thru the city, like some kind of barbaric medievalism...'' . Ne nasce un nucleo di opere, in cui il muro occludente sullo sfondo diventa il manifesto su cui proclamare il proprio sdegno e l'anelito alla libertà.

Silence is complicity è iscritto in un altro dei suoi dipinti piu' esemplificativi, dove la folla come un gregge di pecore si accalca intorno al Pensatore di Rodin, che avrà anche dei pensieri profondi, ma, tutto concentrato su se stesso, esprime solo rettorica monumentalità.

La Pop Art aveva posto il problema dell'inutilità del ruolo dell'artista nella società dei consumi, il suo atteggiamento di disgusto passivo di fronte ai simboli di questa società. Ferlinghetti capovolge la situazione assumendo un atteggiamento attivo, di attacco: la sua bandiera americana non è diligentemente inamidata alla Jasper Johns, ma è ridotta a straccio spiegazzato, svilito dalla falsa democrazia, o segno di violenta occupazione territoriale ; la Statua della Libertà; trionfa su un mondo distrutto da neri gesti di cancellazione o chiede alle folle dei turisti di essere lasciata in pac ; la Nike di Samotracia, simbolo di vittoria e di liberazione, simbolo dell'eternità dell'arte, dispiega le sue ali al vento in senso opposto alla corsa dell'automobile rossa, a cui è marinettianamente accostata per contraddire il mito futurista della civiltà della macchina.

Agire sulla società per cambiarla è il costante impegno morale di Ferlinghetti. Per comunicare questa volontà sceglie il linguaggio storicamente deputato a questo scopo, risale agli esempi storici di area espressionista e li rivive, li strapazza trattandoli con una parlata volutamente "incolta" , volutamente li banalizza, mentre di volta in volta si confronta per opposizione o trovando analogie con le situazioni contemporanee sino alla Transavanguardia italiana. Si appropria dei linguaggi espressionisti con la stessa disinvoltura con cui cita i capolavori della storia dell'arte divenuti simboli del consumismo, adottando una operazione, derivata dalla tecnica della musica jazz, che egli stesso ha avviato inserendo brani di Yeats, Eliot, Whitman, Keats, nelle poesie di A Coney Island of the Mind, affinché nelle nuove esperienze non si disperda la ricchezza della storia.

Con le sue scelte mette sotto processo il moderno, ma contemporaneamente aggredisce il Postmoderno, tacciandolo di ipocrisia. Attraverso il recupero della memoria il Postmoderno doveva riconquistare la dimensione contemplativa, il rapporto con la natura, antitetici alla società dell'informazione, invece ha prodotto raffinatezze concettuali linguistiche, squisiti giochi intellettualistici, nuovi oggetti di consumo, patinati e mondani.

Una delle sue ultime opere si intitola Dove va questo cavallo?, dove va ora lo spirito libero dell' artista Ferlinghetti? Come il cavallo di Chagall con il violino in bocca, proietta la speranza oltre la malinconia dell'esistenza (12).

''But he

kept right on

painting

And became famous"

Rossella Siligato

Aprile 1996

1 La critica piu' recente tende a restituire all'arte della West Coast molte priorità, che l'attenzione tutta spostata su New York aveva sottratto. Particolarmente puntuali sono gli studi di T Albright, Art in the San Franeisco Bay Area, 1945 1980, University of California Press, Berkeley - Los Angeles, 1985; R. Solnit, secret exhibition, six California artists of the cold war era, City Lights

Books, san Francisco, 1990; S. Landauer, The San Francisco School of Absiract Expressionism, cat. mostra, Laguna Art Museum, Laguna Beach, University of California Press, Berkeley Los Angeles, 27 gen. 21 apr. 1996.

2 Citati in B. Silesky, Ferlinghetti, the artist in his time Warner Books, New York, 1990.

3 R. Creeley, On the Road. Notes on Artists and Poets, 1950 1965, in The Collected Essays of Robert Creeley, University of California Press, Berkeley - Los Angeles, 1989.

4 Lisa Phillips, Beat Culture and the New America. 1950 1965, cat. mostra. Whitney Museum of American Art, New York, 9 novembre 1995 - 4 febbraio 1996.

5 Alla California School of Fine Arts di san Francisco insegnano Clyfford Still, dal .46 al .50, Rothko nell'estate del .47 e in quella del '49, Reinhardt nell'estate del '50.

6 l versi sono della poesia Expressionist History / of German Expressionism.

7 Lo "spirito" Dada era già riuscito a manifestarsi a New York nel 1917 con i comportamenti di Duchamp e l'uscita di alcune riviste.Dopo la prima guerra mondiale Duchamp. Breton. Man Ray erano attivi a New York. S. Landauer (vedi nota n. 1 ) scrive giustamente che l'arte di San Francisco e quella di New Yark erano due vasi comunicanti con André Breton piu' di quanto gli artisti delle due aree siano riusciti ad ammettere. Nello stesso catalogo D. Ashto considera che la tendenza a "reinventare" il dadaismo passa attraverso l'interesse per la filosofia Zen.

8 L'intervista è riportata in B. Silesky, op. cit..

9 1 versi appartengono alla poesia Voix Glauque.

10 La poesia è The General Song of Humanity, scritta a CuernavaCa nel '75, due anni dopo la morte di Pablo Neruda.

1 1 La poesia è riportata in B. Silesky, op. cit..

12 l versi appartengono alla poesia Don't Let That Horse...